hikikomori e cyberbullismo

Reati online : CYBERBULLISMO E HIKIKOMORI


Complice il sopraggiungere in modo esponenziale dei diversi social network e l’uso/abuso che si fa della rete, negli ultimi anni si sono moltiplicati i reati online. Dalle truffe economiche, alle truffe “amorose”, dove le ignari vittime vengono coinvolte sentimentalmente, fino a reati che coinvolgono i più giovani, tra cui il cosiddetto cyberbullismo. Se fino a qualche anno fa, infatti, il bullismo era circostanziato tra le mura scolastiche, ad esempio, oggi questa pratica arriva ad inquinare ogni aspetto della vita della vittima, con la complicità della rete. Il bullo, su internet, arriva ad essere addirittura più spietato che nella vita reale, complice il distacco e l’anonimato che spesso la rete riesce a garantire.

Cyberbullismo

Per definizione, il cyberbullismo è un atto aggressivo, prevaricante o molesto compiuto tramite strumenti telematici (sms, e-mail, siti web, chat…).

Esistono numerose e varie forme di cyberbullismo, dai semplici haters, che bersagliano quotidianamente questo o quel personaggio famoso.

In mezzo, un vario e disparato mare di diverse altre sfumature. Un esempio eclatante è stato quello che ha poi spinto il Parlamento ad emanare la legge sul revenge porn, ovvero il caso di Tiziana Cantone. Non è ancora chiaro come e se ci fosse il consenso della donna, ma sono circolati in rete video privati che la vedevano protagonista. I contenuti, ma soprattutto “il tormentone” che ne è derivato sono diventati virali, fino a spingere la giovane donna al suicidio.

Il caso di Tiziana Cantone ha aperto la strada alla legge del 19 luglio 2019 n. 69, che all’articolo 10 ha introdotto anche in Italia il reato di revenge porn, con la denominazione di diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti. 

Negli ultimi anni, purtroppo, si sono moltiplicati i casi di ragazzi che, vittime del bullismo in rete, sono stati spinti a togliersi la vittima. Una vera e propria emergenza nazionale, che ha interessato l’opinione pubblica e ha portato all’emanazione di un’altra legge, quella del  29 maggio 2017, n. 71, che ha al centro proprio la tutela del minore che subisce cyberbullismo.

I tentativi, quindi, di arginare e contenere il fenomeno sono stati fatti, ma la loro applicazione è ancora macchinosa, spesso a causa del senso di vergogna nutrito dalle vittime, che non solo non si ribellano, ma soprattutto non denunciano.

E’ in questo contesto che si inseriscono associazioni come Legalità 2.0, la cui Presidente, Avv. Maddalena Corbisiero, è parte integrante del corpo docente di CFS. Scopo di Legalità 2.0 è quello di sostenere la vittima da un punto di vista giuridico e psicologico e sarà proprio l’avv. Corbisiero, affiancata dalla dott.ssa Sonia Sorgente, psicologa e psicoterapeuta, a tenere una lezione sui reati di cyberbullismo, forte della sua esperienza professionale. 

Nel corso della stessa lezione, sarà affrontato anche un altro fenomeno, inverso, ma ugualmente pericolo, che è andato a svilupparsi parallelamente al cyberbullismo, soprattutto tra i più giovani.

Hikikomori

Parliamo dei cosiddetti hikikomori, non solo giovani e giovanissimi, ma anche adulti che preferiscono isolarsi dal mondo davanti al loro computer, riducendo al minimo le interazioni sociali: smettendo addirittura di andare a scuola o a lavoro.

Viene utilizzato generalmente per riferirsi a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni), rinchiudendosi nella propria camera da letto, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno.

Il fenomeno è stato inizialmente inquadrato in Giappone, e piano piano ha iniziato ad interessare gli psicologi di tutto il mondo. Parlare di hikikomori, infatti, significa parlare di  un disagio profondo, che è alla base dell’isolamento che si sceglie di perpetrare. Spesso, gli hikikomori sono ragazzi giovanissimi, che preferiscono barattare i normali e sani contatti sociali, con il distacco garantito dall’internet.

L’hikikomori potrebbe essere vista come l’altra faccia della medaglia del cyberbullismo.

Le cause che spingono ad un isolamento tanto aggressivo possono essere molteplici: problemi in famiglia, a casa, oppure proprio l’essere vittima di bullismo può spingere il soggetto a cercare rifugio in un mondo che ha la percezione di poter controllare: internet, appunto, dove può scegliere e selezionare tutti i contatti.

Questa, però, è una percezione solo illusoria, e spesso i ragazzi che sono convinti di fare una scelta consapevole, e di “avere il controllo”, rimangono in qualche modo incastrati dall’incapacità di costruire rapporti sociali.

Temi così delicati sono al centro del programma stilato dal corpo docente di CFS.

Grazie ad un approccio multidisciplinare basato sull’esperienza di professionisti specializzati in diversi, tutti concorrenti a formare il perfetto criminologo, CFS si propone di dare strumenti concreti ai propri iscritti, basati sull’ampia esperienza professionale dei docenti. Per saperne di più, contatta il nostro servizio di segreteria a segreteria@corsocriminologia.com